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Il 118 in Emilia Romagna. Se dietro c'e' solo il risparmio

21/3/2017

 

Lettera di Biagio Papotto a Quotidiano Sanita'


Gentile Direttore,

come già in altra occasione mi è accaduto - grazie allo spazio cortesemente offertomi dal Suo giornale - devo confessare la mia condizione di felice imbarazzo nel vedere autorevoli interventi che - nella loro prosa - asseriscono di avere a cuore soltanto la migliore sanità per i cittadini e gli operatori a vario titolo in essa coinvolti e, più in generale, quindi il bene del Paese.

Non siamo appassionati, come CISL Medici, ai mezzi, se il fine è comune e viene raggiunto nei tempi più brevi possibili. La situazione è tale che Machiavelli può esser citato liberamente senza timore di farlo a sproposito.

Ma questo non sia certo un alibi per non prender posizione. Anzi.

Se l’obiettivo di avere una sanità - la più inclusiva ed efficiente possibile - migliore di quella che sempre più probabilmente non saremo più in grado di offrire a breve è infatti talmente condivisibile da rischiare di scadere nella banalità, non lo è affatto il “come”, stante il rischio di dover sacrificare, per fretta e/o disattenzione, principi e convinzioni che sono alla base di un progresso e di una stabilità che non possono minimamente essere messi in discussione.

Una malintesa rivalità tra professioni diverse non può e non deve trovare facili sponde, specie se interessate. Ozioso e persino offensivo sarebbe qui citare il monologo di Menenio Agrippa, ma insomma, direttore, qui si tratta di qualcosa molto vicino ad esso e parlarne ci appare necessario.

Ivan Cavicchi si sfoga, comprensibilmente, dell’accorato intervento della senatrice Silvestro in merito all’accaduto a Bologna, e conosciamo la sua integrità e la lucidità di analisi. Siamo in larga parte concordi con Cavicchi quando tuona temendo di intravedere che sono altri (e ben altri!) i possibili motivi che hanno portato la senatrice ad intervenire. Ma se l’onorevole rappresentante del PD al Senato della Repubblica conclude asserendo che un’alterazione delle relazioni tra le diverse famiglie professionali sanitarie è “cosa di cui il nostro sistema salute e i cittadini non hanno assolutamente bisogno” noi non possiamo criticare neppure una parola.

Noi siamo ancora tra quelli che credono ai politici, indipendentemente dal tempo che ci è voluto perché si convincessero che le nostre tesi non erano vuote farneticazioni. La senatrice Silvestro auspica una positiva collaborazione, una intelligente sinergia? Benissimo. Siamo concordi.

In un paio di cose invece non siamo del tutto convinti: la prima è che spesso una volontà di favorire soluzioni “innovative” cela invece una inaccettabile volontà di risparmiare sulla salute dei cittadini. Sostituire medici con infermieri (ferma restando la piena fiducia nella validità professionale di TUTTI quelli che lavorano in sanità) non può essere sempre una soluzione, e questo si può riverberare negativamente anche sugli stessi infermieri, chiamati a responsabilità che non sempre possono affrontare.

Un’altra cosa che non ci ha convinto è una definizione data sulla metodologia seguita dall’ordine di Bologna (“un’arma…che viene utilizzata con logiche brute per imporre la propria unilaterale e autoreferenziale visione delle modalità di rispondere ai bisogni dei cittadini…”). Una qualsiasi decisione presa da un arbitro, per quanto possa essere poco gradita, è semplicemente l’esercizio di prerogative date, e questo viene fatto secondo regole definite e conosciute da tutti.

Dipingere tutto questo come un abuso conduce ad una fuorviante maniera di affrontare il problema PER NON AFFRONTARE il problema.

E se una rappresentante del Senato, che fa parte del partito di maggioranza relativa del governo attualmente in carica, affronta il problema in modo inesatto…il problema rischia di non essere mai risolto.

Noi abbiamo chiesto maggiore trasparenza negli ordini, diverse rappresentatività, garanzie di partecipazione, nuove regole, ma non si può, per un particolare, mettere in discussione l’insieme.

Altrimenti il dubbio di Cavicchi prende forza. E noi speriamo che invece a prender forza, nuova e maggiore, sia solo il nostro sempre più malandato sistema sanitario nazionale.

Una strana sindrome politica (amnesia di Largo Chigi)
di Biagio Papotto

20/3/2017

Lettera a Quotidiano Sanità


Gentile Direttore,



ho letto con attenzione, sul sito Internet di Quotidiano Sanità, l’articolo che riporta l’intervento del Dr. Matteo Renzi, già presidente del consiglio dei ministri del passato governo.


Non posso dire di non essere sostanzialmente concorde sia con la breve analisi e la preoccupata previsione (le pubbliche amministrazioni, in primis il SSN, soffriranno nel breve arco di pochi anni una riduzione dissennata di risorse umane ed economiche, e con esso soffrirà tutta la popolazione), sia con l’indicazione delle misure necessarie che andranno prese per cercare di ovviare ad uno scenario che - come sindacato CISL Medici che ho l’onore di rappresentare - abbiamo in tutta  modestia delineato già molte volte.


Era del tutto prevedibile che una riduzione acritica di risorse umane avrebbe portato ad una crisi strutturale; era parimenti scontato che - in nome di mai bene individuati sprechi - i tagli lineari alle dotazioni della sanità in Italia non potessero garantire a lungo termine i livelli di assistenza e cura che pure ancora ci vengono riconosciuti ed invidiati.


Era insomma facile, anche per chi non fosse stato un medico, profetizzare qualcosa di sbagliato nelle scelte, proprio perché l’impostazione generale lo era. Si decideva di fare qualcosa a prescindere, senza serie indagini, senza investimenti calibrati, senza proiezioni che tendessero almeno a qualche visione d’assieme di sicura realtà.


E quindi BEN VENGA, caro direttore, una inversione di tendenza, una presa di coscienza, un qualcosa che avevamo già definito “conversione sulla via di Damasco“ (Cfr articolo CISL Medici del 27 settembre 2016). Non ci metteremo qui a dissertare criticando acidamente il tardivo pentimento e la conseguente implicita/esplicita ammissione di colpa da parte di un politico.


Siamo interessati solamente al benessere dei cittadini, alla tenuta del SSN e alla crescita del Paese, che non può quindi prescindere da un welfare degno di tale nome.


Non faremo polemiche, non faremo opposizioni preconcette; offriamo da subito il nostro convinto appoggio a qualsiasi serio tentativo di cambiare in meglio le cose e non pretendiamo posti in prima fila o visibilità in occasioni pubbliche.


Siamo medici, interessati alla salute dei cittadini e al bene dell’Italia, quindi lasciamo volentieri ad altri la ribalta.


Ma proprio come medici, caro direttore, una sottile vena di preoccupazione ci sovviene e solca queste poche righe… Non vorremmo che si potesse in qualche modo ripresentare una preoccupante sindrome che sembra essere più diffusa in un ambito ristretto ma estremamente importante: una strana amnesia che pare colpire ciclicamente i politici quando si trovano a transitare - a vario titolo - da Largo Chigi.


Le preoccupazioni di chi deve governare in tempi non facili sono certamente concause che aggravano i già allarmanti sintomi, ma la non più molto lontana tornata elettorale politica ci auguriamo possa di per se’ costituire un efficace antidoto. Si, perché contro l’amnesia politica, che promette e non mantiene, c’è a far da contraltare la buona memoria di chi adesso è davvero stufo di promesse non mantenute (Cfr articolo CISL Medici del 15 Luglio 2016) e pretende misure immediate e risorse concrete per dare una decisa svolta alla situazione.


Risorse alla sanità, allora, fornire assistenza adeguata a tutti, per garantire il turn over del personale, per avere contratti dignitosi, per superare il precariato.


I cittadini, i medici, i lavoratori della sanità, nostri iscritti meritano di più e di meglio di qualche parola di circostanza. Al massimo tra un anno andremo al voto. E quello sarà il voto che anziché - come accaduto finora - dar fiducia alle roboanti promesse elettorali, giudicherà le azioni pregresse.


Non siamo mai stati un serbatoio elettorale, e non saremo mai silenti o ossequiosi verso chi maltratta il nostro Paese, amnesia o non amnesia.


LE SIGNORE DI SAN PIETROBURGO di Biagio Papotto

08/3/2017

 

La famosa città russa, oltre che per aver cambiato nome più volte, è nota anche per il proprio ricchissimo museo dell'Ermitage, la splendida metropolitana, la Prospettiva Nevskij e mille altre bellezze culturali.

Ci piace però soffermarci su una di quelle forse meno conosciute.

Stanche delle sofferenze e delle privazioni imposte da un conflitto dalle proporzioni fino allora inaudite, che si andava a sommare alla quasi totale assenza di diritti civili dovute al regime zarista, le donne russe si sollevarono in gran numero e scesero in piazza , a San Pietroburgo, per chiedere la fine della guerra.

Era l'8 marzo del 1917, e sia pur con le dovute differenze tra il calendario giuliano e quello gregoriano...sono passati CENTO anni.

Quello fu - secondo molti autorevoli storici - il primo atto della rivoluzione russa.

Ma se quella fu, senza dubbio, una rivoluzione dall'importanza socio-politica che ha influenzato la storia mondiale per tutto questo secolo...ebbene quelle donne, assieme a tante altre famose e tantissime altre eroine senza risonanza non sono mai state considerate a sufficienza.

In questi giorni è iniziata una sottoscrizione pubblica per il restauro di un dipinto del "l'ultima cena" meno noto al grande pubblico. Si trova a Firenze, è bellissimo e ha la singolare particolarità che fu dipinto molti secoli fa da una donna. Una suora. A quei tempi non c'erano molte scelte possibili per le ragazze di buona famiglia, e soprattutto non potevano studiare ne' intraprendere mestieri. Ecco che suor Plautilla (il nome che aveva scelto) Nelli dipingeva, autodidatta e misconosciuta, in un convento, senza modelli, senza studio.

Inizia il mese di marzo del 2017 e giunge la notizia che una coraggiosa infermiera liberiana è deceduta per le complicazioni di un parto. In realtà è morta per l'ignoranza dell'ambiente che la circondava, da cui era riuscita ad emanciparsi e che lottava con tutte le proprie forze per migliorare. Aveva superato il virus Ebola ed è rimasta vittima dell'ignoranza cieca. Ed è successo nel 2017.

E ci sono violenze ogni giorno perché c'è ignoranza ogni giorno. Perché il tempo passa, ma la società non si evolve. Perché gli uomini e le donne non sono "persone" tutte assieme. E perché forse anche noi sbagliamo nel coniare termini di genere come "femminicidio". Certo...la violenza è ancor più odiosa quando si fa forte di momentanee debolezze fisiche e psicologiche altrui, ma occorre pensare ad educare correttamente chi la esercita, anziché rivolgere le sole attenzioni verso chi la subisce.

E ci piace notare che, tra gli articoli determinativi, il "LA" è quello che precede le parole culturalmente ed umanamente più importanti (LA vita, LA mamma, LA famiglia, LA Patria, LA religione...LA scuola, LA musica, LA danza, LA storia, LA geografia ).

A ben pensarci...le cose più importanti sono al femminile (per noi anche...la CISL). IL disprezzo, IL rancore, IL razzismo, IL delitto...sono tutti termini maschili.

E allora, al di là di ogni retorica, lavoriamo affinché nel più breve tempo possibile si colmi il divario di condizioni che affligge il mondo da troppo tempo.

Offriamo un fiore, un sorriso, un gesto cortese e rispettoso a qualsiasi donna che incontriamo. Assieme alle nostre scuse per tutti gli anni che abbiamo loro rubato.

Perché non esiste donna troppo ricca per non gradire un'attenzione, ne' donna così povera da non poter offrire un sorriso. Non c'è donna talmente forte da non aver sollievo da un sostegno, ne' donna tanto debole da non saper donare aiuto. E le donne ci donano tutto, in silenzio. La generosità è femminile, l'egoismo...no.

Oggi 8 marzo ci piace ricordare le donne di San Pietroburgo e  tutta l'umanità al femminile.

La fa

SANITA' PAPOTTO (CISL MEDICI): SOLO UNA BUONA LEGGE. FINALMENTE.

01/3/2017

 

La Legge perfetta non esiste.

Cominciamo da questo punto. A meno che qualcuno sia convinto della perfezione della condizione umana (sono gli uomini che scrivono e promulgano o abrogano le leggi) e i medici sono i primi a conoscerne professionalmente la fragilità… qualsiasi legge, perché fatta da uomini, è da considerarsi come tale.

E questa piccola premessa, che ai più parrà ovvia, è invece il fulcro attorno a cui deve ruotare anche il giudizio della legge approvata ieri dal Senato della Repubblica – lo ha affermato Biagio Papotto - Segretario Generale Cisl Medici - che ha così proseguito: non una legge perfetta, non una legge che ha visto consenso clamoroso in aula, non una legge che consente la totale sintonia del rapporto medico-paziente e che lascia al professionista tutta la concentrazione necessaria per dedicarsi al proprio lavoro soltanto secondo scienza e coscienza.

No. Non sarà così. E in ogni caso non sarà subito così.

Ci saranno ancora miopi tagli, dannosi interventi lineari che impediranno la medicina di cui abbiamo bisogno.

Siamo laureati in medicina, non in legge - continua Papotto - e vogliamo esercitare la nostra professione in totale serenità, con animo sgombro da ansie.

Ci sarà ancora molto da fare per garantire agli italiani un SSN degno della capacità e della tradizione delle nostre scuole mediche e dei professionisti che vi si formano.

Però oggi, finalmente, è stato segnato un punto importante verso un progresso di civiltà che come CISL Medici, assieme anche a molte sigle di colleghi, esigevamo da troppo tempo.

Ci sarà tempo per approfondire l’esame del testo ed intervenire con i necessari aggiustamenti ed affinamenti - ha concluso Papotto - ma questo è un buon giorno.

L’ultimo giorno di carnevale non ha lasciato brutti scherzi, anzi. Il tempo di Quaresima inizia nel migliore dei modi.

CON I "SE" E CON I "MA" di Biagio Papotto

27/2/2017

 

Da molti anni - in Italia - si usa rafforzare una qualsiasi asserzione con la formula "senza se e senza ma". Questo avviene in molteplici campi, e magari qualche volta se ne potrebbe serenamente fare a meno, dato l'abuso che se ne fa e le evidenti motivazioni propagandistiche che spesso si avvertono.

Tranquilli... Non sarà questo il caso.

Abbiamo infatti letto il dispositivo del nuovo "Testo Unico" sul pubblico impiego, un decreto legislativo attuativo di una parte della cd. "Riforma Madia" e ne scriviamo alcune considerazioni.

Abbiamo avuto le migliori impressioni - dopo anni di feroce accanimento - dall'accordo del 30 novembre 2016.

C'era scritto - ci ricordiamo bene - che si sarebbero riprese le relazioni sindacali su altre basi, si sarebbe ripresa l'attività negoziale contrattuale, si sarebbero aumentati i salari di almeno 85 euro, con salvaguardia di chi avesse già' percepito il famoso "bonus" di 80, si sarebbe "stabilizzato" il personale precario (precario solo per colpa e calcolo di chi lo aveva voluto tale), si sarebbe superata la assoluta primazia della legge sul contratto.

Leggiamo, nella prima stesura uscita dal C.d.M. di ieri che si supera l'inderogabilità delle leggi, MA ovviamente le stesse leggi possono prevedere "clausole di autotutela" che di fatto renderebbe inutile qualsiasi dichiarazione in senso contrario.

Leggiamo che si stabilizza il precariato, MA non riusciamo a comprendere quanti, quali e soprattutto con quali somme, attesi i continui "scippi" di risorse che si perpetrano nonostante le rassicurazioni della min. Lorenzin, che pure apprezziamo e sulla quale contiamo ancora.

Apprendiamo che ci sarà comunque tempo per nuove procedure di reclutamento, MA sulla base dei fabbisogni e non delle piante organiche e questo, specie in sanità, potrà riverberarsi in modo estremamente negativo sull'offerta dei servizi e sui livelli di assistenza.

Abbiamo la speranza di vedere finalmente sanati i buchi nel ns. salario (ci sono dipendenti che non hanno mai visto un rinnovo di contratto) SE sarà possibile reperire risorse sufficienti, dato che al momento l'unica certezza è l'ennesima manovra correttiva di un bilancio sempre più' povero, quale quello dello Stato.

Che dire, allora?

Saremo estremamente disponibili a lavorare assieme alla politica per migliorare il testo e a giudicare positivamente questa riforma, SE ci saranno le cose che ci son state promesse.

Ad oggi non è così. E questo, purtroppo, senza se e senza ma.

BORSA DI STUDIO "GIUSEPPE GARRAFFO" ANNO 2017

15/2/2017

2 borse di studio di € 2.500,00 ciascuna per giovani iscritti alla Cisl Medici.

Destinatari giovani medici tra 23 e 36 anni iscritti alla Cisl Medici o figlio/a di iscritto alla Cisl Medici o altra categoria della Cisl.

Le modalità di partecipazione alla borsa di studio sono consultabili sul sito www.cislmedici.com e le domande dovranno pervenire entro e non oltre il 3 Ottobre 2017.

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