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MEDICI E CITTADINI: UNA NUOVA ALLEANZA PER LA PERSONA E PER IL LAVORO
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LETTERA INTERSINDACALE AL MINISTRO DELLA SALUTE

15/3/2019

Illustre Ministro,
dopo l’incontro del 22 gennaio con le Organizzazioni Sindacali della Dirigenza medica, veterinaria e sanitaria, che nel corso del quale la SV riconosceva l’esigenza di un dialogo con le parti sindacali finalizzato a “trovare soluzioni praticabili perché chi lavora nella sanità pubblica sia giustamente e finalmente valorizzato”, rimane inevasa la Sua constatazione su “la necessità di aprire un tavolo con Mef e Funzione pubblica per trovare una soluzione percorribile alla questione della retribuzione individuale di anzianità (Ria), che di fatto è congelata nei bilanci regionali”.
La questione dell’utilizzo, a partire dal CCNL 2016-2018, delle risorse accessorie, sciaguratamente bloccate dal precedente Governo con il Dlgs 75/2017, è fondamentale per il miglioramento delle condizioni di lavoro, punto centrale di un rinnovo contrattuale che ha bisogno, come dimostrato nell’incontro all’Aran di ieri, della certezza delle risorse economiche disponibili.
Pertanto, le Organizzazioni Sindacali tornano a chiederle di attivarsi con urgenza per l’apertura del tavolo tecnico di cui in oggetto come segno di attenzione verso i medici ed i dirigenti sanitari. In attesa di riscontro, si porgono distinti saluti.

E' GIA' IL 9 MARZO di Biagio Papotto

08/3/2019

L’8 Marzo.

Forzando un po’ la parola… non mi sento di dire che è una ricorrenza.

Da molti anni, e di recente ancora di più, le uniche cose che ricorrono sono le violenze, le sopraffazioni, le assordanti grida di dolore e di allarme che cadono puntualmente nei colpevoli silenzi. Di tutti.

Si, perché siamo tutti coinvolti, in quanto abitanti di questo Paese e di questo mondo.

Siamo talmente assuefatti alle brutture che assistiamo distratti ai soprusi quotidiani che giornali e tv ci segnalano, quasi come se una notizia valesse un’altra notizia. Cronaca, moda, calcio…

E non diamo, per favore, la colpa soltanto al ritmo quotidiano che la vita di ogni giorno ci costringe a tenere. Basta con le scuse che ci assolvono.

Le spose-bambine riguardano un’altra nazione? E allora? Vogliamo sbrigativamente pulire la ns. coscienza con l’incolpare l’arretratezza di quello stato?

E le ragazzine che perdono la vista per eseguire micro-saldature in tante fabbriche improvvisate dell’est asiatico, dove lavorano per il classico “pugno di riso” giornaliero, mentre producono componenti per i nostri cellulari sofisticati e per i nostri irrinunciabili elettrodomestici?

E i milioni e milioni di donne che vivono come schiave per l’agricoltura a buon mercato, per portare sulle nostre tavole primizie a poco prezzo, che dovrebbero avere un sapore orribile, se solo non riuscissimo ogni volta a pensare ad altro?

E le donne oggetto di violenza in Italia? Violenza fisica, psicologica… Economica.

Basta aprire un giornale, anche in cronaca cittadina. Anche un giornale locale, purtroppo.

E allora si comprende quanto il fenomeno sia diffuso, e come purtroppo non regredisca. Anzi.

Abbiamo persino dovuto familiarizzare con un termine apposito: femminicidio; odiosa specificazione per indicare che la vittima di un assassinio è una donna.

Come se in qualche modo ci fosse una strisciante forma di discriminazione anche in questo. Va bene le statistiche, ma insomma… Diciamo più correttamente che c’è stato un omicidio, e a soccombere è stata una donna.

Come CISL Medici, cioè come sindacato di professionisti dediti alla cura degli altri, ci siamo trovati a fantasticare: può esserci uno “sciopero delle donne”?

No, seriamente… Laddove le condizioni di vita di una donna lo consentano… Cosa accadrebbe se le donne uscissero di casa per NON occuparsi della propria famiglia (ripeto: ove sia possibile), NON andare al lavoro, non fare quello che in quel dato giorno il “sistema” si attende da loro.

Fabbriche in tilt, tribunali in tilt, uffici in tilt, ospedali in tilt. Il mondo, in poche parole, si accorgerebbe che sono indispensabili.

Per tacere dei bambini, o dei mariti viziati che non trovano neppure un calzino…

E di tutti noi, che quel giorno non vedremmo, voltandoci, il sorriso coraggioso e rassicurante della collega che ci lavora accanto. Pensiamoci. Cambiamo il mondo. Assieme.

È ora. È già il 9 Marzo.

ATTENDENDO L'8 MARZO

06/3/2019

nel 1908, 129 operaie hanno perso la vita nel posto di lavoro.  Da allora le Donne hanno fatto molti passi in avanti ma non hanno ancora raggiunto una vera parità di genere nel mondo del lavoro e forse anche nel costume e nella cultura italiana.

Nel decennio 2007-2017, c’è stato un lieve aumento dell’occupazione femminile, ma la qualità dei posti di lavoro femminili è peggiorata, registrando un aumento del part-time involontario, prevalenza del tempo determinato e di contratti ultra precari.

Secondo gli ultimi dati ISTAT, a gennaio 2019 la stima degli occupati è in lieve crescita rispetto a dicembre (+0,1%, pari a +21 mila unità); il tasso di occupazione rimane stabile al 58,7%. Ma la crescita coinvolge esclusivamente gli uomini (+27 mila) mentre risultano in lieve calo le donne (-6 mila).

Restringendo il campo all’ ambito della professione Medica i numeri ci dicono che le Donne Medico sono in netto aumento: nella generazione fino a 49 anni le Donne Medico sono il 60% e nella fascia dai 35 ai 39 anni quasi raddoppiano i colleghi maschi, ma il raggiungimento dell’apicalità è rarissimo; negli ospedali e nelle università di medicina il 90 % delle posizioni apicali sono appannaggio degli uomini, cosi pure nelle rappresentanze ordinistiche e in quelle delle organizzazioni sindacali.

Per le Donne Medico sono sempre meno previste sostituzioni per maternità, asili nido aziendali, e finanche adeguate tutele per la gravidanza per le Convenzionate e le Libere professioniste che vedono come un miraggio, stantibus rebus, la possibilità di conciliare la Professione con la propria vita personale, familiare, di relazione, sposarsi, fare dei figli, badare ai genitori anziani.

La prevalenza femminile nella Professione Medica e sanitaria, già da tempo avrebbe dovuto consigliare lo studio e la previsione di opportuni cambiamenti nell’organizzazione del lavoro pena la mancata equità nell’attività lavorativa e l‘impossibilità di conciliare la vita con il lavoro stesso.

E così anche se le Donne Medico e Professioniste sanitarie sono in aumento saranno sempre più spinte ad allontanarsi dalla Professione.

Indipendentemente dal genere, il blocco dei contratti all‘insegna dell’economicismo esasperato, ha determinato precariato, assunzioni con contratti atipici, senza tutele e senza alcuna prospettiva di carriera.

Indipendentemente dal genere, i Medici ancora non vedono riconosciuta la propria attività tra i lavori usuranti, sono in balia di tecnocrati la cui gestione amministrativa burocratizzante toglie spazio al tempo di cura e di relazione, con aumento dei contenziosi giudiziari e relativo incremento dei premi assicurativi e della medicina difensiva.

I continui atti di violenza e di aggressioni cui purtroppo abbiamo assistito anche in questo ultimo anno in primis ancora verso le Donne Medico e Professioniste della sanita, ci pongono interrogativi inquietanti sul declino culturale ed etico verso cui sta scivolando la nostra società in cui assurdamente si colpevolizza chi quotidianamente aiuta e cura le persone che soffrono.

Anche se l’Osservatorio sulle aggressioni, la istituenda legge contro la violenza sugli operatori sanitari, l’impegno del Ministro contro ogni forma di aggressione nelle strutture sanitarie ci danno un soffio di speranza non possiamo non ricordare che siamo in colpevole ritardo, che la disparità di genere e di vere pari opportunità nella professione medica e sanitaria non è solo una insopportabile discriminazione ma è anche uno degli elementi negativi che impedisce all’Italia di crescere. Serviranno risorse: suggeriamo sommessamente di reperirle dalla lotta agli sprechi.

 Per la Cisl Medici è fondamentale tutelare tutte le Donne perché come ci ricorda Papa Francesco “siamo contrari alla cultura dello scarto” e nel profondo del nostro cuore, tutti noi siamo consapevoli che dobbiamo ringraziare una Donna per averci dato il dono della vita.

 

di Annalisa Bettin

Cisl Medici Politiche di Genere e di Welfare,

pari opportunità e Coordinamento Donne

 

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA 8 MARZO 2019 - SI CHIAMERA' FUTURA

03/3/2019

come sapete l’8 marzo p.v. celebreremo la Giornata Internazionale della Donna con
un’iniziativa nazionale unitaria a Roma presso l’Aula A di Patologia Generale del
Policlinico Umberto I (ingresso in viale Regina Elena).
Con lo slogan “Si chiamerà Futura – La contrattazione di genere protagonista del
cambiamento”, che campeggia sul Manifesto redatto per l’occasione vogliamo
rilanciare la contrattazione di genere come fattore di traino nella promozione della
parità e delle pari opportunità nei diversi contesti produttivi e sociali oltre che nella
prevenzione e contrasto delle forme di discriminazione che molto spesso favoriscono e
alimentano segregazione e segmentazione di genere.
L’iniziativa avrà inizio alle ore 9.30 e terminerà alle ore 13.00 circa.
Il programma della mattinata prevede interventi, tra gli altri, di delegate sindacali e le
conclusioni della Segretaria Generale Cisl Annamaria Furlan.
La sala contiene circa 400 persone, per cui vi chiediamo, pur nel rispetto delle iniziative
locali che saranno organizzate, di garantire un’adeguata partecipazione di donne e
uomini della Cisl da tutte le regioni.

COMUNICATO INTERSINDACALE - CARENZA DI PERSONALE: NO A SOLUZIONI CHE SCARDINANO GLI ASSETTI GIURIDICI DELLA DIRIGENZA

27/2/2019

Le Organizzazioni sindacali della Dirigenza medica, veterinaria e sanitaria, alla luce della Circolare emanata dal Ministro della salute, preoccupati delle “ricette” che diversi “guaritori”, compreso qualche docente di scuole di management con scarsa conoscenza della realtà sanitaria italiana, intenderebbero propinare al SSN per risanare le carenze di personale ospedaliero ribadiscono la propria posizione, peraltro già espressa e ben documentata in occasione delle audizioni tenutesi circa sei mesi fa presso gli uffici del Ministero della Salute.
Preliminarmente, ribadiscono la necessità di dotare le strutture sanitarie e ospedaliere di personale medico altamente qualificato in possesso dei titoli di specializzazione richiesti per assicurare prestazioni qualitativamente valide, anche a garanzia della sicurezza delle cure e quindi dei pazienti. Tale condizione è ineludibile e rappresentare quella strada maestra che non può e non deve essere aggirata in sede regionale, eludendo norme legislative nazionali ben consolidate.
Ad incontestabile riprova, evidenziano come la carenza di personale in servizio non può essere ridotta ad una mera quantificazione di ore di attività carenti, quanto tradursi nell’assegnare, in modo stabile, professionisti adeguatamente qualificati e competenti (quindi specialisti nel caso dei dirigenti medici) in grado di erogare prestazioni di elevata qualità, particolarmente nelle strutture ospedaliere dove la continuità assistenziale è prioritaria e la complessità della casistica da trattare rappresenta l’elemento caratterizzante per il professionista.
Inoltre, chiedono l’assoluta uniformità degli stati giuridici e dei contratti di lavoro, in particolare nelle strutture ospedaliere per evitare che tra dipendenti, contrattisti e convenzionati si creino disparità di regole nello stesso contesto operativo.
Pertanto, le Organizzazioni sindacali ribadiscono con forza quanto segue:
1. nella dirigenza del SSN si accede a tempo indeterminato solo con diploma di specializzazione e per concorso pubblico. La possibilità di accedere, attraverso una graduatoria separata, dei medici specializzandi all’ultimo anno, a tempo determinato dovrà prevedere immediatamente la trasformazione del contratto a tempo indeterminato una volta acquisito il titolo di specializzazione;
2. lo stato giuridico di tutti i medici, veterinari e dirigenti sanitari specialisti che lavorano nelle UU.OO. ospedaliere e nei servizi territoriali deve essere riportato urgentemente all’uniformità nazionale, anche – nel caso dei medici specialisti ambulatoriali, veterinari ed altre Professionalità Sanitarie attualmente impiegati negli ospedali e nei servizi destinati alla dipendenza – attraverso concorsi riservati, finalizzati ad instaurare rapporti di dipendenza nel SSN a tempo indeterminato, lasciando loro la possibilità di optare in modo netto per le sole attività di specialistica ambulatoriale sul territorio, le sole che legittimamente competono a tale ruolo.
Le Organizzazioni sindacali della Dirigenza Medica, Veterinaria e Sanitaria Ospedaliera contrasteranno in tutte le sedi eventuali abusi, continuando a denunciare il fatto che la grave carenza di personale dirigenziale medico e sanitario e la necessità di soluzioni tampone non devono rappresentare il “cavallo di troia” per scardinare gli assetti giuridici della Dirigenza medica, Veterinaria e sanitaria e le modalità di accesso del personale di livello dirigenziale che rischiano di essere demoliti anche da un dissennato incremento delle autonomie regionali. Questi elementi devono rappresentare quei fili verticali che tengono insieme la comunità nazionale garantendo l’universalismo, la solidarietà e l’equità di accesso per i cittadini, che sono le caratteristiche fondanti del SSN, attraverso l’uniformità e la qualità delle prestazioni erogate, da personale che gode degli stessi diritti e doveri, tutti i giorni nelle strutture ospedaliere e nei servizi territoriali del nostro Paese.

LETTERA INTERSINDACALE AL MINISTRO DELLA SALUTE

13/2/2019

Illustre Ministro,
il comunicato emesso dai suoi uffici dopo l’incontro del 22 gennaio con le Organizzazioni Sindacali della Dirigenza medica, veterinaria e sanitaria, riconosceva che “I medici hanno capito che il ministro della Salute è il loro primo alleato”. Non solo, ma anche che “L’interesse comune è tenere in piedi il Ssn, riassegnando alla sanità pubblica una centralità e una dignità che negli anni è venuta progressivamente meno”, anche attraverso un dialogo con le parti sindacali finalizzato a “trovare soluzioni praticabili perché chi lavora nella sanità pubblica sia giustamente e finalmente valorizzato”.
Tra l’altro, è stata condivisa “la necessità di aprire un tavolo con Mef e Funzione pubblica per trovare una soluzione percorribile alla questione della retribuzione individuale di anzianità (Ria), che di fatto è congelata nei bilanci regionali”.
Forti di questo riconoscimento e degli impegni correlati, le Organizzazioni Sindacali hanno sospeso lo sciopero nazionale che avevano proclamato per il 25 gennaio.
Le Organizzazioni Sindacali hanno sempre considerato la questione dell’utilizzo, a partire dal CCNL 2016-2018, delle risorse accessorie, sciaguratamente bloccate dal precedente Governo con il Dlgs 75/2017, fondamentale per il miglioramento delle condizioni di lavoro, il cui degrado è tra i moventi più forti della fuga di giovani e meno giovani dal lavoro in ospedale e nei servizi, e per la rapida conclusione della vertenza contrattuale da troppo tempo in corso.
Pertanto, le stesse, Le chiedono di attivarsi con urgenza per l’apertura del tavolo tecnico di cui in oggetto. In attesa di riscontro, si porgono distinti saluti.

CITTADINI DI SERIE A, B e C? di Biagio Papotto

11/2/2019

ci siamo, di nuovo; oppure – usando un’espressione romanesca – ci “facciamo”?

Vogliamo davvero, dopo aver portato il SSN sul ciglio del burrone, assestare la spinta definitiva e far precipitare milioni e milioni di cittadini in una situazione di abbandono?

Si, perché non ci sembra di esagerare se così definiamo il quadro che si sta lentamente ma – pare – inesorabilmente venendo a creare per la salute degli italiani.

E quando scriviamo “italiani” forse stiamo scrivendo qualcosa di obsoleto, poiché ce ne sono e ce ne saranno di diverse tipologie, ancor più di adesso… Persone che – senza alcuna responsabilità diretta, se non essere residenti in una regione piuttosto che in un’altra, magari a pochi km. di distanza – si comportano da cittadini onesti, pagano le tasse e… ottengono meno.

Tutto questo a prescindere da qualsiasi motivazione che non sia quella geografica, territoriale!

Se infatti si lasciasse passare sotto silenzio il tentativo di “smantellare” lo stato sociale con una autonomia amministrativa spinta, come nel caso delle maggiori autonomie accordate ad alcune regioni (che sono state da due illustri giuristi appropriatamente disegnate come in procinto di avere potestà persino maggiori e più ampie di quelle “a statuto speciale”), occorre riflettere seriamente su cosa – in breve tempo – potrebbe accadere allo Stato, nell’accezione più stringente. nel suo complesso.

Si, perché le proposte di maggiore autonomia asseverate dal governo presieduto dall’on. Gentiloni parlano anche di maggiori titolarità nei rapporti di lavoro e financo nei rapporti con le istituzioni europee e quindi la politica estera… Ci rendiamo davvero bene conto di cosa stiamo rischiando?!?!

A stento riusciremmo ad accettare che le regioni abbiano potestà su ambiente e tutela del territorio, perché – se da un lato è ovvio che vi sia localmente una maggiore conoscenza - è anche inconfutabilmente vero che l’ambiente in se’ rappresenta e deve rappresentare un “unicum”, il biglietto da visita dell’Italia intera, e non di parti di essa. Allo scopo è emblematico il luttuoso ricordo di Chernobyl, quando la nube tossica non ebbe certo riguardo alcuno per le nazioni più diligenti in tema di salvaguardia dell’ambiente.

Ecco…cosa vogliamo fare, in Italia? I cittadini delle regioni senza particolari autonomie, ma che pagano puntualmente le tasse, devono essere penalizzati e “godere” di una redistribuzione delle sempre più scarne risorse a disposizione, dopo che le ragioni più ricche (e che si ritengono anche le più brave) hanno trattenuto il 90% del gettito di riferimento dalle casse dello Stato italiano.

In parole molto povere: io pago le tasse come tutti e – poiché risiedo in una regione meno “brava” - ricevo un trattamento peggiore?!?!

Stiamo scherzando?!?! Non sono un cittadino italiano? C’è una serie A, una B, una C, come nel calcio? La “N” finale di SSN significa…cosa? Negligente? Neghittoso? Nullatenente?

Ci domandiamo se la Costituzione sia ancora osservata nella pienezza delle sue previsioni e non soltanto per sfruttare alcune “pieghe” nei suoi dettati.

Non è neppure immaginabile il danno che deriverebbe dall’adozione di misure parcellizzanti, al di là delle sacrosante affermazioni dei giuristi sopra richiamati, che intelligentemente fanno notare come il mancato mantenimento preter-decennale degli accordi causerebbe un collasso pressoché certo delle nuove situazioni venutesi a creare, oltre a richiedere pressoché in sincrono una maggiore autonomia delle regioni a statuto speciale, che si vedrebbero persino superate nella loro attuale condizione che fino ad oggi le distingueva.

La CISL Medici ribadisce la propria totale contrarietà ad uno “spezzatino” di competenze e trattamenti, a questo sempre più concreto smantellamento dello stato sociale, e – come in passato – lotterà con ogni possibile mezzo per contrastare queste spinte che si definiscono “autonomiste” ma si rivelano solo come egoiste.

MANIFESTAZIONE UNITARIA NAZIONALE CGIL CISL UIL 9 FEBBRAIO 2019 - ROMA

09/2/2019

CONQUISTE DEL LAVORO -  CGIL CISL UIL IN PIAZZA

UNA LEZIONE DI DEMOCRAZIA AI PROFESSIONISTI DEL VIRTUALE

Una piazza San Giovanni colorata dalle bandiere di Cgil, Cisl e Uil e stracolma come non si vedeva da anni. Così stamattina decine di migliaia di persone hanno manifestato fisicamente il loro dissenso sulle scelte di politica economica del governo gialloverde. Una partecipazione impressionante. La questura ha già parlato di almeno 100mila persone, mentre gli organizzatori non hanno fornito cifre ufficiali, ma fonti interne ai sindacati parlano di 300mila persone. L'ultima manifestazione di questa portata fece cadere il governo Berlusconi. Di sicuro, mentre poco dopo le 11 sono iniziati gli interventi dal palco, il fondo del corteo era ancora in piazza della Repubblica...

BORSA DI STUDIO "GIUSEPPE GARRAFFO" 2019

07/2/2019

 

2 borse di studio di € 2.500,00 ciascuna per giovani iscritti alla Cisl Medici.
Destinatari giovani medici tra i 23 e i 36 anni iscritti alla Cisl Medici figlio/a di iscritto alla Cisl Medici o altra categoria della CISL.  

Le domande dovranno pervenire entro e non oltre il 3 ottobre 2019.  

IL MERITO E IL METODO di Biagio Papotto

18/1/2019

Solitamente le due parole sono pronunciate in ordine inverso, ma ci preme affrontare la questione prima nel merito.

Il disegno di legge che prevede (finalmente!) di affrontare la pericolosa situazione che i medici (e non solo) si trovano ad affrontare quotidianamente per il solo fatto di cercare di curare al meglio le persone è un primo punto, importante ma non sufficiente, perché occorreranno tempi certamente più lunghi rispetto ad una decretazione d’urgenza (e la situazione è ben oltre i limiti che imporrebbero l’urgenza) e perché non si riconosce al medico o al professionista che lavora in ambito sanitario quella qualifica di “pubblico ufficiale” che non gli garantirebbe forse il rispetto che merita, ma almeno consentirebbe una diversa e più rapida incisività all’azione penale susseguente agli atti che ogni giorno si compiono verso i camici bianchi.

Abbiamo scritto, però, è lo ripetiamo, che almeno si compie un primo passo. I colleghi che hanno perso la vita e coloro che la rischiano più o meno consapevolmente ogni volta che hanno a che fare con pazienti e congiunti di cui non possono prevedere le reazioni lo meritavano.

Fin qui il merito.

Come CISL Medici, ci perdonerete, siamo però quasi più preoccupati per il metodo.

Ci domandiamo cioè se questo non sia il classico “placebo” che offre una soluzione all’opinione pubblica per far ritenere che per i medici le cose vanno migliorando e che quindi anche per il SSN e l’Italia le cose andranno meglio.

Perché allora non ci siamo proprio… Sia chiaro: non ci siamo proprio.

In primis perché i medici sono aggrediti proprio come gli insegnanti, o il personale delle ferrovie o i conducenti dei bus o mille altre categorie poco pagate e molto a rischio. E’ un problema quindi della società a tutto tondo e non della particolare professione lavorativa svolta da ciascuno. Si ritiene di aver subito un torto e ci si fa giustizia da soli, magari incoraggiati da qualche politico.

Un’Italia allo sbando dove solo la sopraffazione (verbale in tv, fisica nella vita di tutti i giorni) è la via per ottenere soddisfazione. Un nuovo medioevo, insomma, se ci pensiamo un attimo.

E poi il metodo è sbagliato perché stiamo parlando – per i medici – di persone con una preparazione di prim’ordine, gli stranieri fanno a gara per assumerli, (vedi notizie giornalistiche di questi giorni) a comprova dell’eccellenza che le ns. scuole mediche – a dispetto delle risicate risorse – ancora offrono), che sperimentano, sviluppano e consolidano tecniche innovative, che si inginocchiano letteralmente accanto ai pazienti adagiati su barelle di fortuna messe a terra, nei corridoi di ospedali fatiscenti, mentre i politici giocano a chi “taglia di più “.

Stiamo parlando insomma delle persone che non smettono mai di studiare e di aggiornarsi per curare gli altri.

Persone che dimenticano il proprio interesse sia quando indossano il camice, sia quando lo tolgono, perché non si smette mai di essere un medico.

Neppure quando lo stato (patrigno) si dimentica per 10 anni di rinnovarti un contratto che all’estero potresti serenamente raddoppiare. Senza essere insultato e picchiato mentre cerchi di fare soltanto il tuo lavoro.

 

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