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MEDICI E CITTADINI: UNA NUOVA ALLEANZA PER LA PERSONA E PER IL LAVORO
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BORSA DI STUDIO "GIUSEPPE GARRAFFO" 2019

07/2/2019

 

2 borse di studio di € 2.500,00 ciascuna per giovani iscritti alla Cisl Medici.
Destinatari giovani medici tra i 23 e i 36 anni iscritti alla Cisl Medici figlio/a di iscritto alla Cisl Medici o altra categoria della CISL.  

Le domande dovranno pervenire entro e non oltre il 3 ottobre 2019.  

MEDICI: SEMPRE PIU' A RISCHIO LA LORO INCOLUMITA' intervento di Biagio Papotto

23/5/2019

Regolamento di conti in ospedale nella notte fra giovedì e venerdì scorso a Napoli, un giovane di 22 anni viene gambizzato e portato di corsa all’Ospedale Pellegrini. Ma la sparatoria continua in corsia, perché un uomo coperto da un casco nero entra dentro il Pronto Soccorso cercandolo, si avventa contro un gruppo di ragazzi e fa fuoco, colpendo di striscio due di loro che decidono di non farsi medicare (?) e perdendo di vista il suo vero obiettivo, terrorizzando i presenti, facendo rischiare la vita ai medici e ai sanitari di turno, che in quella città sono abituati ad azioni da Far West, ma non per questo vivono tranquilli, anzi, non sanno più che fare, così come i pazienti di turno.

L’Ospedale Pellegrini ha già visto più volte scene come queste, perciò i medici che vi lavorano hanno detto di voler andare nei turni di notte con i giubbotti antiproiettile.

“Sarà stata una dichiarazione provocatoria – ha detto il Segretario della Cisl Medici Nazionale Biagio Papotto – poiché non si è ancora trovata una soluzione per mettere in sicurezza il duro lavoro dei colleghi medici e delle professioni sanitarie che fanno ogni giorno il proprio dovere, senza sapere se torneranno a casa, specialmente in alcune aree del Paese, specialmente di notte. Non è più possibile andare oltre, l’intervento delle istituzioni è necessario affinché medici che sono in prima linea quotidianamente possano svolgere il proprio dovere più serenamente. Tra le priorità che bisogna dare ai Direttori Generali c’è quello della sicurezza sul posto di lavoro”.

L’ennesima aggressione è di poche ore fa ai danni di alcuni agenti della polizia penitenziaria in un reparto dell’ospedale di Trapani, da parte di un detenuto con problemi psichiatrici, fratturando ad uno di loro l’amore mano.

Sette medici su dieci nel nostro Paese vengono aggrediti quotidianamente. Le aree più a rischio sono certamente quella della psichiatria dove si verificano il 34% delle aggressioni e del Pronto Soccorso con il 20% circa, spesso con gravi conseguenze.

EMERGENZA-URGENZA ED EMERGENZA SALUTE di Giuseppina Fera

23/5/2019

I nostri Governatori, di qualsiasi indirizzo politico e più o meno consapevolmente, da anni favoriscono il malessere dei Professionisti della Sanità che, assieme ai tagli dissennati delle risorse, sta portando inevitabilmente all’agonia del SSN.

Quando, però, si distrugge il Sistema dell’Emergenza-Urgenza si lede il diritto alla cura riconosciuta dalla Costituzione Italiana.

Le Istituzioni continuano a ignorare il fatto che in questi anni i Medici dell’Emergenza-Urgenza hanno permesso, proprio grazie alle loro peculiari competenze, di resistere al drastico impoverimento delle risorse del SSN a fronte del progressivo invecchiamento della popolazione e quindi di patologie croniche che inevitabilmente ogni tanto si riacutizzano.

La CISL Medici da tempo continua a lanciare grida d’allarme, proponendo soluzioni e chiedendo un confronto per discuterne, senza ottenere alcun riscontro.

Adesso che i (pochi) giovani medici si allontanano da questo lavoro così oneroso e complesso e che i numerosi medici ultracinquantenni stanno per andare in pensione, i politici scatenano la fantasia improvvisando le più svariate e balzane soluzioni.

Affidare il Sistema dell’Emergenza a Medici pensionati, stranieri o non adeguatamente formati non risolverà il problema: i medici purtroppo continueranno a invecchiare, gli stranieri alla prima occasione torneranno nel loro Paese e quelli non formati specificatamente sceglieranno lavori ugualmente retribuiti, ma molto meno faticosi e scevri di responsabilità.

Inevitabilmente aumenteranno le attese, i ricoveri, gli accertamenti diagnostici, le permanenza in PS su barelle ammassate, il disagio agli utenti bisognosi di cure (che non avranno alcun diritto a Privacy e dignità) e il Rischio clinico.

Un’altra “non soluzione” è quella di aumentare le borse di studio per la specializzazione in MEU: darà i suoi frutti tra 5 anni e non considera che già adesso frequentemente l’offerta è maggiore delle candidature.

Molti politici, che improvvisamente scoprono di essere esperti di Emergenza-Urgenza, sono legati a vecchi stereotipi di un lavoro che è cambiato profondamente in questi 40 anni, adattandosi al nuovo assetto organizzativo che ha visto il continuo impoverimento delle risorse, che sicuramente un tempo erano eccessive ma attualmente troppo ridotte o mal organizzate.

Lo specialista in MEU ha acquisito una specificità complessa, perché oltre a gestire le emergenze e le urgenze, deve avere competenze in tutti gli ambiti, identificare in poche ore percorsi, priorità, gravità, indagini diagnostiche e assumersi la responsabilità di ricoverare appropriatamente o dimettere.

Se i nostri politici fossero lungimiranti capirebbero che garantire la cura adeguata in urgenza comporta un guadagno sociale decisamente superiore al costo di un Pronto Soccorso con medici formati e motivati.

Bisogna investire rinnovando velocemente un CCNL scaduto da un decennio, ma anche tenendo conto del disagio lavorativo, del maggior rischio professionale e psico-fisico (non dimentichiamo le aggressioni e la violenza) e investendo in soluzioni premianti che diano la giusta retribuzione alle Guardie festive e alle notti (indennità o congedi aggiuntivi).

Le Regioni, inoltre, dovrebbero applicare il DM 70/2015 e avere il coraggio di riconvertire i pericolosi Punti di Primo Intervento lasciati aperti (con grave dispendio di finanza pubblica e di risorse umane) unicamente per accontentare Comitati di elettori male informati e spesso strumentalizzati dal politico di turno in cerca di voti.

Dal canto loro le Aziende dovrebbero perseguire il benessere organizzativo, premiare il merito e favorire percorsi agevolati di presa in carico con gli altri specialisti ospedalieri e di maggior integrazione con i servizi sociosanitari. Un Pronto Soccorso efficiente e funzionante rispecchia una Direzione Strategica lungimirante.

Ribadiamo la nostra disponibilità, nell’ottica di una proficua collaborazione, al confronto e alla discussione con le Istituzioni, sperando di essere ascoltati.

Nello stesso tempo siamo convinti che il nostro ruolo di rappresentanti dei Medici ci impone non solo la tutela della categoria, ma anche quella (sacra) della Salute Pubblica, fornendo la corretta informazione alla cittadinanza, che deve essere consapevole della gravità della situazione e dei rischi che sta correndo.

CONTRATTO SI, MA... ALL'ESTERO di Biagio Papotto

29/4/2019

volevo scrivere del contratto che i dirigenti della sanità pubblica aspettano da DIECI anni (un record di cui preferiamo non vantarci), ma poi, tra le notizie di oggi, ne ho letta una che non Le sarà sfuggita, e allora ho pensato che sarebbe stato utile proporre qualche considerazione.

La notizia è che – tra i medici europei che si trasferiscono all’estero per lavoro – il 52% è del ns. Paese. Molto più staccati, al 19%, ci sono quelli tedeschi. Sono convinto che le nostre scuole mediche siano le migliori del mondo, ma temo che nella differenza percentuale che ci viene offerta…un forte discrimine sia rappresentato dalla maggiore dignità e dalla migliore retribuzione che i nipoti di Goethe possono avere… Non è un caso che abbia indicato prima la dignità e poi la retribuzione. Siamo italiani ed orgogliosi di esserlo, e vorremmo poter curare al meglio delle nostre capacità, anche se chi dovrebbe pensare a noi ci tratta come fastidiosi orpelli.

Fine della prima considerazione.

Un secondo punto mi è stato suggerito da una banale riflessione, una di quelle cose che vengono dette tipo chiacchiera da bar: “Per fare i furbi occorre essere in due, uno che fa il furbo ed uno che permette che sia fatto”. E allora mi è venuto da pensare che – se gli Emirati Arabi offrono almeno 14.000 (cito il minimo che ho letto) al mese per avere un buon medico italiano, con i non trascurabili benefit accessori di casa, interprete, scuola per i figli e autista…mi riesce difficile pensare che – con tutto il rispetto per i colleghi che effettuano quella scelta – i furbi siano proprio loro, e i nuovi datori di lavoro siano invece solo degli sciocchi sprovveduti che pagano a peso d’oro qualcosa che non vale così tanto.

La terza e conseguente considerazione, allora, viene da se: non ci sono “furbi”, ma solo professionisti ben formati che vengono reclutati con offerte difficilmente rifiutabili formulate da politici che hanno a cuore la sanità dei propri connazionali. Ma allora…egregio direttore…DOVE sono i furbi?

Credo di aver compreso: sono quelli che continuano a pensare di trattar male i propri cittadini con misure miopi e vessatorie, che continuano a procrastinare atti essenziali con promesse e accuse incrociate, che non onorano in alcun modo il delicato ed altissimo compito cui sono stati chiamati in maniera ormai evidentemente improvvida. Be’, direttore, anche se nei loro confronti non sarebbe dovuto alcun riguardo, mi sento comunque di ricordare a questi signori (TUTTI) che gli appuntamenti elettorali sono dietro l’angolo, e che i medici italiani che ancora risiedono in questo bellissimo e trascuratissimo Paese sapranno bene come mostrare la loro profonda delusione.

Magari potremmo cercare di esportare un po’ di politici…se gli stranieri non sono troppo “furbi”.

Sindacati medici vs Grillo. Papotto (Cisl Medici): "Pluralita' significa un numero maggiore di idee"

11/4/2019

Intervento del segretario della Cisl Medici a commento delle dichiarazioni del Ministro della Salute.  “Da che mondo è mondo… la pluralità significa – come minimo – un numero maggiore di idee, un contributo più completo e variegato alla individuazione dei problemi e alla ricerca delle soluzioni”.

Finalmente. Abbiamo un ministro che dice “pane al pane”. Finalmente. Siamo del tutto concordi nell’asseverare la sua disamina della situazione della sanità italiana: è necessario recuperare il tempo perduto; le scelte politiche degli anni (decenni?) passati si sono rivelate – per usare un eufemismo – poco lungimiranti; si è fotografata una situazione in modo non corretto e purtroppo la si è aggravata con decisioni e politiche non adeguate. 

Tutto vero, tutto peraltro visibile e constatabile nel disastrato SSN attuale. E allora? Come si rimedia a tutto questo? Semplice: la colpa è della eccessiva presenza sindacale. 

Cerchiamo di capirci… La dichiarazione del ministro (se non è da Lei stessa smentita) parla di una “bellissima realtà associativa”. Nel nostro personalissimo e forse un po’ datato vocabolario la parola “bellissima” denota apprezzamento. Immediatamente dopo ti dice “troppi interlocutori”. E anche qui ci viene in soccorso il vocabolario, perché il termine “troppi” dichiara un fastidio, un giudizio negativo derivante dal numero. Ergo: non dalla reale consistenza, non dalla capacità propositiva, non dalla bontà e fondatezza del loro contributo. No. Sono troppi. Punto.

E allora, Sig. Ministro? Da che mondo è mondo… la pluralità significa – come minimo – un numero maggiore di idee, un contributo più completo e variegato alla individuazione dei problemi e alla ricerca delle soluzioni. Al di là del nostro numero… noi la risposta l’abbiamo tratteggiata da tempo. Cambi la legge, proponga modifiche strutturali valide e tali da assicurare un pieno recupero di agibilità della sanità pubblica. A quel punto saremo TUTTI, convintamente, accanto a Lei. 

Ma – per favore – non pensi a lasciare autonomia anche in questo alle singole regioni. Le è chiaro (vero?) che in questo modo si avrebbe il caos totale? Ferma restando la buona fede di ciascuna regione…si avrebbero situazioni diverse da territorio a territorio. E non è “deregulation”. E’ caos.

Deterministico, se vogliamo essere scientificamente precisi. Però in una cosa siamo d’accordo con Lei, Sig. Ministro… Se una cosa va bene ad una parte, poi non va bene all’altra. Siamo d’accordo. Si chiama “democrazia”. Anche se onestamente sembra più una riflessione sui complicati rapporti interni alla maggioranza del Suo governo… 

 

Biagio Papotto
Segretario Cisl Medici

 

Specializzazioni mediche. Cisl Medici su proposta Bussetti: "Non basta per risolvere il problema ne servirebbero 11 mila l'anno"

09/4/2019

Il segretario del sindacato Biagio Papotto critica l’annuncio del Ministro dell’Istruzione che ha dichiarato che le borse aumenteranno del 30% per arrivare a 8.000 già da quest'anno. “Bisognerebbe con l'aiuto delle Regioni, in particolare con quelle più ricche, che dovrebbero fare qualche sacrificio economico in più, arrivare ad incrementare le borse di studio a non meno di 11.000 annue”.

Quanto annunciato dal Ministro dell'Istruzione Marco Bussetti in merito all'aumento delle borse di specializzazione del 30% fino ad arrivare a 8000, il Segretario Nazionale della Cisl Medici Biagio Papotto ha dichiarato: “non risolve il problema dell'imbuto formativo e della mancanza degli specialisti da inserire nel SSN pubblico e del territorio. Bisognerebbe con l'aiuto delle Regioni, in particolare con quelle più ricche, che dovrebbero fare qualche sacrificio economico in più, arrivare ad incrementare le borse di studio a non meno di 11.000 annue”. 

 “Il MIUR con le Regioni poi, dovrebbe evidenziare una programmazione seria delle specialità mancanti nei territori – continua il Segretario della Cisl Medici - perché a volte è inutile formare specialisti se il giorno dopo non trovano il posto di lavoro. Converrebbe fare un'analisi dettagliata dei fabbisogni regione per regione, ed eventualmente aumentare le borse di studio dove si ha maggiore esigenza, in particolare relativamente all'emergenza-urgenza nei Pronto Soccorsi, Anestesia e Rianimazione, Ortopedia, Ginecologia e Pediatria".

 “Inoltre – prosegue -, recuperare le borse di studio che non sono state utilizzate negli ultimi anni darebbe ulteriore respiro. Sarebbe opportuno che la formazione degli specializzandi coinvolgesse gli ospedali del territorio del SSN pubblico, in modo che la formazione di questi medici specialisti fosse già pronta e formata dentro quegli ospedali dei territori dove saranno assunti. Altra discussione è la programmazione per l'accesso alla facoltà di Medicina e Chirurgia. Bisognerebbe rivedere il numero chiuso, aumentarlo, con un nuovo percorso di selezione”.

 

 

LETTERA INTERSINDACALE - CONTRATTO MEDICI E DIRIGENTI SANITARI: GOVERNO E REGIONI SONO LATITANTI

21/3/2019

Il 13 marzo, dopo mesi di stallo, uno sciopero revocato sulla promessa del Ministro della salute - inevasa da due mesi - di attivare un tavolo di confronto tra Organizzazioni sindacali Governo e Regioni, siamo stati convocati dall’Aran.

Avevamo immaginato che il tempo concesso avrebbe prodotto qualche soluzione ai diversi nodi irrisolti che bloccano un rinnovo atteso da dieci anni.

La riunione del 13 non ha partorito altro che un ipotetico appuntamento ad oggi 21 marzo.

Oggi però l'Aran non ci ha convocati, e questo, se ce ne fosse stato ulteriore bisogno, denuncia inequivocabilmente una clamorosa impreparazione di Governo e Regioni su un tema che sta incentivando il disagio dei sanitari che cercano vie di fuga dagli ospedali e dai servizi (quota 100) e allunga le liste d’attesa e il disagio dei cittadini che il ministro Grillo attribuisce disinvoltamente all’intramoenia.

Il tempo è ormai un elemento critico di questa contrattazione. Sia per i 10 anni di attesa, sia per le settimane e i mesi di inerzia e di tatticismo datoriale di questa fase negoziale.

Il tempo che abbiamo concesso a Governo e Regioni sta per scadere, e se non si vedranno a brevissimo risposte tangibili e soddisfacenti le reazioni dei sindacati e dei singoli dirigenti medici e sanitari in ogni sede di lavoro saranno sorprendenti.

LETTERA INTERSINDACALE AL MINISTRO DELLA SALUTE

15/3/2019

Illustre Ministro,
dopo l’incontro del 22 gennaio con le Organizzazioni Sindacali della Dirigenza medica, veterinaria e sanitaria, che nel corso del quale la SV riconosceva l’esigenza di un dialogo con le parti sindacali finalizzato a “trovare soluzioni praticabili perché chi lavora nella sanità pubblica sia giustamente e finalmente valorizzato”, rimane inevasa la Sua constatazione su “la necessità di aprire un tavolo con Mef e Funzione pubblica per trovare una soluzione percorribile alla questione della retribuzione individuale di anzianità (Ria), che di fatto è congelata nei bilanci regionali”.
La questione dell’utilizzo, a partire dal CCNL 2016-2018, delle risorse accessorie, sciaguratamente bloccate dal precedente Governo con il Dlgs 75/2017, è fondamentale per il miglioramento delle condizioni di lavoro, punto centrale di un rinnovo contrattuale che ha bisogno, come dimostrato nell’incontro all’Aran di ieri, della certezza delle risorse economiche disponibili.
Pertanto, le Organizzazioni Sindacali tornano a chiederle di attivarsi con urgenza per l’apertura del tavolo tecnico di cui in oggetto come segno di attenzione verso i medici ed i dirigenti sanitari. In attesa di riscontro, si porgono distinti saluti.

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